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Spiritualità

Albero della Vita nella Cabala: significato e struttura

Elena Voss
Tarot Reader & Spiritual Practices Teacher
Aggiornato
14 min di lettura

Hai già visto questo diagramma: 10 cerchi disposti secondo uno schema quasi simmetrico, collegati da 22 linee e riprodotti ovunque come se il loro significato fosse evidente. Lo osservi, conti i cerchi e non succede nulla.

Poi confronti 2 versioni e scopri che non coincidono. Una indica le sfere in ebraico, un’altra associa un pianeta a ciascuna sfera, un’altra ancora assegna una carta dei tarocchi a ogni linea e presenta il tutto come un sapere antico. Di solito si pensa che serva un diagramma migliore, oppure si memorizzano le posizioni aspettando che prima o poi arrivi la comprensione. Non arriverà. Imparare a memoria il disegno è come memorizzare la forma di una frase in una lingua che non sai leggere.

L’Albero non è un simbolo dal significato nascosto. È il diagramma di una struttura, e quella struttura esprime una tesi: come può qualcosa di infinito dare origine a qualcosa di finito? Una volta compresa questa logica, non serve più imparare a memoria le posizioni, perché diventano una conseguenza naturale. Il corso di Cabala di Astra Trainer segue proprio quest’ordine, con lezioni di 5 minuti e un quiz dopo ciascuna, ma vale la pena conoscere la struttura anche da sola.

Che cos’è l’Albero della Vita nella Cabala?

L’Albero della Vita, Etz Chaim (עץ חיים), è il diagramma delle 10 sefirot: le emanazioni attraverso cui il pensiero cabalistico descrive il modo in cui il Dio infinito entra in relazione con la creazione.

Il problema a cui risponde è davvero complesso. La Cabala parte da Ein Sof (אין סוף, «senza fine»): Dio come infinito, privo di attributi e limiti, quindi senza proprietà che si possano nominare e senza alcun punto di contatto con un mondo finito. Di Ein Sof non si può affermare nulla, neppure che sia buono, uno o presente. Eppure il mondo esiste e la tradizione ebraica parla di un Dio che agisce, giudica e mostra misericordia.

Le sefirot (ספירות, al singolare sefirah, ספירה) sono la risposta: 10 emanazioni attraverso cui l’infinito diventa progressivamente esprimibile e, infine, accessibile alla relazione. Non sono 10 divinità né 10 parti di Dio: i testi insistono chiaramente su entrambi i punti. Sono piuttosto 10 aspetti attraverso cui è possibile avvicinarsi a un’unità inconoscibile.

Il nome ha 2 significati. Etz Chaim deriva da Proverbi 3:18, dove la sapienza è «un albero di vita per chi l’afferra», ma è anche il titolo della raccolta degli insegnamenti di Isaac Luria compilata da Chaim Vital nel 1573. Quando una fonte cita «Etz Chaim», verifica a quale dei 2 si riferisce.

Le sefirot si distribuiscono inoltre attraverso 4 olamot, o mondi: Atzilut (emanazione), Beriah (creazione), Yetzirah (formazione) e Asiyah (azione), in una discesa dal piano puramente divino a quello fisico.

L’Albero non è una mappa dell’universo. È una mappa di come un Dio inconoscibile possa diventare una presenza con cui una persona può entrare in relazione: una domanda diversa e molto più precisa.

Quali sono le 10 sefirot, in ordine?

Le sefirot discendono da Keter a Malkhut, dalla realtà meno differenziata a quella più concreta. Ogni nome è una comune parola ebraica chiamata a esprimere un concetto straordinario.

SefirahEbraicoTraduzioneChe cosa rappresenta
1. KeterכתרCoronaIl primo impulso verso l’esistenza; la più vicina a Ein Sof e la più difficile da esprimere
2. ChokhmahחכמהSapienzaL’intuizione come lampo: indivisa, prima di essere sviluppata
3. BinahבינהComprensioneLo sviluppo: la sapienza articolata in qualcosa dotato di parti
4. ChesedחסדMisericordiaDono senza confini, espansione e grazia illimitata. Chiamata anche Gedulah (grandezza)
5. GevurahגבורהSeverità, forzaContenimento, giudizio e definizione dei confini. Chiamata anche Din (giudizio)
6. TiferetתפארתBellezzaLa riconciliazione tra Chesed e Gevurah; armonia e compassione
7. NetzachנצחVittoria, perseveranzaLa costanza e la spinta che conduce qualcosa fino al compimento
8. HodהודSplendore, maestàCedevolezza e ricettività, il contrappeso alla spinta di Netzach
9. YesodיסודFondamentoIl canale che raccoglie tutto ciò che si trova al di sopra e lo trasmette verso il basso
10. MalkhutמלכותRegnoRicezione, manifestazione e presenza divina nel mondo: la Shekhinah

Per ricordarle, sono particolarmente utili 2 raggruppamenti.

  • Le 3 sefirot superiori — Keter, Chokhmah e Binah — sono spesso considerate un ordine distinto, la triade intellettuale o superna. Nel pensiero chassidico, soprattutto nella scuola Chabad, la triade Chokhmah, Binah e Da’at dà il nome al movimento: ChaBaD.
  • Le 7 sefirot inferiori — da Chesed a Malkhut — sono le middot, gli attributi emotivi associati ai 7 giorni della creazione. Organizzano anche una pratica concreta: durante la Sefirat ha-Omer, le 7 settimane contate tra Pesach e Shavuot, ciascuno dei 49 giorni riceve una combinazione, per esempio «Gevurah in Chesed».

Molte introduzioni per principianti omettono quest’ultimo dettaglio, che cambia completamente il modo di vedere il diagramma. L’Albero non viene soltanto contemplato: viene contato seguendo il calendario da persone che non stanno necessariamente pensando al simbolismo.

Quali sono i 3 pilastri e perché sono importanti?

Le 10 sefirot sono organizzate in 3 colonne verticali, e l’intera logica etica dell’Albero risiede nella tensione tra le 2 colonne esterne.

  • Il pilastro che ha Chokhmah al vertice — e attraversa Chesed e Netzach — rappresenta espansione, dono e forza rivolta verso l’esterno. Tradizionalmente è il Pilastro della Misericordia.
  • Il pilastro che ha Binah al vertice — e attraversa Gevurah e Hod — rappresenta limite, forma e contenimento. Tradizionalmente è il Pilastro della Severità.
  • Il pilastro centrale — Keter, Tiferet, Yesod e Malkhut, con Da’at talvolta indicata sotto Keter — rappresenta l’equilibrio ed è l’unica colonna che percorre l’intera altezza, dalla Corona al Regno.

Il punto è che nessuno dei 2 pilastri esterni è positivo da solo. Chesed senza Gevurah è un dono sconfinato, privo di una forma capace di contenerlo. La tradizione considera la misericordia senza limiti una forma di dissoluzione: una bontà che annulla ogni distinzione e, proprio per questo, non realizza nulla. Gevurah senza Chesed è giudizio privo di compassione, una severità che diventa crudeltà. Tiferet è ciò che nasce quando ciascuna forza viene temperata dall’altra.

Ecco perché l’Albero viene disegnato anziché presentato come un semplice elenco. Le relazioni sono il contenuto. Disporre 10 attributi su 3 colonne, con un asse di equilibrio, mostra che per la tradizione l’azione divina e una vita ben ordinata dipendono dalla giusta misura tra gli opposti.

Destra e sinistra sono davvero ambigue e le fonti si contraddicono. Alcune raffigurazioni orientano l’Albero dal punto di vista di chi guarda, altre dal punto di vista dell’Albero stesso, invertendo Chesed e Gevurah sulla pagina. Impara i pilastri dalla sefirah posta al loro vertice e nessun diagramma specchiato potrà confonderti.

Che cos’è Da’at e perché non è una delle 10 sefirot?

Da’at (דעת, «conoscenza») è un punto del pilastro centrale presente in molti diagrammi ma escluso da ogni conteggio tradizionale. Non è un’11ª sefirah, e le fonti sono categoriche. Il Sefer Yetzirah, il più antico testo conservato della tradizione, stabilisce chiaramente il limite: 10 e non 9, 10 e non 11. Qualunque cosa sia Da’at, non può essere aggiunta al conteggio.

Da’at indica il punto in cui Chokhmah e Binah, cioè l’intuizione e il suo sviluppo, diventano una conoscenza su cui è possibile agire. Nel pensiero chassidico, soprattutto in quello Chabad, Da’at trasmette l’intelletto agli attributi emotivi; senza di essa, la comprensione non si traduce mai in comportamento. Più che un luogo, è uno snodo.

Potresti anche trovare Da’at collocata nell’«Abisso», una regione dell’Albero che deve essere attraversata. Questa interpretazione è soprattutto uno sviluppo della Qabalah ermetica, a partire dai materiali della Golden Dawn, e introduce significati — una crisi iniziatica, un vuoto da superare — che non compaiono nelle fonti ebraiche. Entrambi gli usi sono diffusi, ma non esprimono la stessa idea.

Che cosa sono i 22 sentieri e perché seguono l’alfabeto ebraico?

I 22 sentieri corrispondono alle 22 lettere dell’alfabeto ebraico. L’associazione deriva dall’affermazione iniziale del Sefer Yetzirah, secondo cui Dio creò attraverso «32 sentieri di sapienza»: 10 sefirot più 22 lettere. 10 più 22 fa 32. Questo calcolo è il seme di tutto ciò che è stato sviluppato in seguito.

Il Sefer Yetzirah divide poi le lettere in 3 gruppi. Da questa suddivisione derivano corrispondenze che molte persone incontrano secoli dopo, senza sapere da dove provengano:

  • 3 lettere madri — Aleph (א), Mem (מ), Shin (ש). Aria, acqua e fuoco, con Aleph come punto di equilibrio tra le altre 2.
  • 7 lettere doppie — Bet, Gimel, Dalet, Kaf, Pe, Resh, Tav. Sono dette «doppie» perché ciascuna può avere una pronuncia dura e una dolce. Sono associate ai 7 giorni e, secondo lo schema del testo, ai pianeti.
  • 12 lettere semplici — He, Vav, Zayin, Chet, Tet, Yod, Lamed, Nun, Samekh, Ayin, Tzadi, Qof. Lettere con un unico suono, associate ai 12 mesi.

3, 7 e 12: elementi, pianeti e segni zodiacali. Ogni successivo sistema di attribuzioni astrologiche applicato all’Albero sviluppa una suddivisione già presente in un testo forse composto prima del VII secolo.

Il Sefer Yetzirah, però, non specifica quale lettera debba collegare ciascuna coppia di sefirot. Lo schema preciso dei collegamenti — Aleph unisce queste 2 sfere, Bet quelle altre — è una costruzione molto più tarda ed è proprio l’aspetto in cui le diverse versioni divergono maggiormente.

Da dove vengono le corrispondenze con i tarocchi?

Da Éliphas Lévi negli anni 1850 e dall’Ordine Ermetico dell’Alba Dorata dopo il 1888, non dalla Cabala ebraica in alcun momento della sua storia.

Lévi, occultista francese nato con il nome di Alphonse-Louis Constant, notò una corrispondenza numerica evidente: gli Arcani Maggiori sono 22, proprio come le lettere ebraiche e i sentieri. Li mise in relazione e associò i 4 semi alle 4 lettere del Tetragramma. La Golden Dawn, fondata a Londra da William Wynn Westcott, Samuel Liddell MacGregor Mathers e William Robert Woodman, trasformò lo schema in un percorso di studio e lo modificò: spostò il Matto all’inizio come carta numero 0 e lo attribuì ad Aleph, facendo slittare di una lettera tutte le carte successive. Questo sistema rivisto è alla base del mazzo Rider–Waite–Smith, del Thoth di Crowley e di quasi tutti i libri sui tarocchi pubblicati in seguito.

Nulla di tutto questo compare nello Zohar, nell’Etz Chaim o nel corpus ebraico. I tarocchi nacquero come gioco di carte nell’Italia settentrionale del XV secolo; le 2 tradizioni rimasero separate per circa 400 anni, finché Lévi non le mise in relazione.

È bene precisarlo senza sminuire questa tradizione. La Qabalah ermetica possiede una propria coerenza interna e l’Albero è una potente struttura organizzativa per le 78 carte dei tarocchi. Basta ricordare le date: una sintesi vittoriana sovrapposta a una struttura ebraica medievale.

Questo è l’errore più comune negli articoli che spiegano l’Albero della Vita. Molte pagine mostrano un Albero con carte dei tarocchi sui sentieri e lo presentano come parte dell’antica Cabala. I 2 elementi sono separati da 6 secoli: riconoscerlo fa la differenza tra capire davvero che cosa stai osservando e ripetere il diagramma di qualcun altro.

Perché ogni diagramma dell’Albero della Vita è diverso?

Perché non esiste un’unica disposizione canonica e la versione più nota in Occidente deriva da una specifica incisione del XVII secolo, non da una fonte ebraica.

Gli ilanot tradizionali, cioè i rotoli e i diagrammi ebraici che raffigurano le sefirot, variano notevolmente. Anche le disposizioni associate a Cordovero e alla scuola lurianica sono diverse tra loro. La prima rappresentazione a stampa apparve nella Portae Lucis (Augusta, 1516), il compendio latino realizzato da Paolo Riccio dello Sha’arei Orah di Joseph Gikatilla. Il primo diagramma dell’Albero stampato arrivò quindi in Europa attraverso la Cabala cristiana del Rinascimento.

L’Albero riprodotto in quasi tutti i libri di esoterismo occidentale segue invece l’incisione contenuta nell’Oedipus Aegyptiacus (1652) di Athanasius Kircher. La sua configurazione divenne la variante standard della Qabalah ermetica e da lì passò ai materiali della Golden Dawn e alla cultura generale. Quando vedi «l’»Albero della Vita, quasi sempre stai guardando quello di Kircher.

Chiedersi «quale diagramma è quello giusto?» significa quindi porre male la domanda. È più utile chiedere a quale tradizione appartiene una determinata disposizione e che cosa intende dimostrare.

Come si impara davvero l’Albero della Vita?

Inizia dalle 10 parole ebraiche e dalla logica dei pilastri. Lascia i sentieri per quando conoscerai bene le sfere: è l’opposto dell’ordine seguito dalla maggior parte delle guide.

  1. 1I 10 nomi in ebraico, con le traduzioni. Sono 10 parole: puoi impararle in un pomeriggio. Non proseguire finché non riesci a elencarle tutte in ordine discendente, perché ogni altro elemento si collega a queste.
  2. 2Le 2 triadi. Le 3 sefirot superiori come intelletto e le 7 inferiori come middot. I 10 elementi diventano 2 gruppi e ogni sfera acquista un contesto.
  3. 3I 3 pilastri, studiati come una tensione. Espansione, contenimento ed equilibrio. Quando sai spiegare perché Chesed senza limiti rappresenta un problema, la geometria smette di sembrare arbitraria.
  4. 4Da’at e il motivo per cui non viene contata. È un passaggio breve che ti protegge da un equivoco molto comune.
  5. 5Le 22 lettere e la suddivisione del _Sefer Yetzirah_. 3 madri, 7 doppie e 12 semplici: impara prima questo schema e potrai ricavare le tabelle delle corrispondenze anziché memorizzarle.
  6. 6Le corrispondenze per ultime, insieme alle loro date. Studia le attribuzioni planetarie o quelle dei tarocchi ai sentieri come le sovrapposizioni più tarde che sono.

Molte persone si bloccano perché iniziano dal passaggio 6. Le tabelle delle corrispondenze sono la parte più visibile dell’argomento, ma anche la meno utile per comprenderlo. Impararne una a memoria senza possedere una struttura di riferimento produce esattamente quella sensazione di fissare un diagramma senza ricavarne nulla.

Una verifica utile: copri il diagramma e prova a descrivere con parole tue la tensione tra Chesed e Gevurah e il ruolo di Tiferet. Se ci riesci, hai compreso la struttura. Se sai soltanto indicare la posizione dei cerchi, hai memorizzato un’immagine.

Che cosa ricordare dell’Albero della Vita

L’Albero della Vita sembra un simbolo, ma funziona come uno schema. Esprime una tesi su come un Dio infinito possa diventare un Dio con cui entrare in relazione, e la racchiude nella propria geometria. Per questo i rapporti tra le sfere hanno più significato delle singole sfere considerate separatamente.

10 nomi in ebraico, 3 colonne in tensione e 22 lettere che le collegano. Questa è l’intera struttura di base, abbastanza compatta da poter essere appresa in una settimana. Tutto il resto — attribuzioni planetarie, sentieri dei tarocchi, 4 mondi e disposizioni alternative — si innesta qui.

Anche le date contano: una struttura ebraica medievale, una trasmissione latina rinascimentale, un’incisione del XVII secolo e una sovrapposizione occultista vittoriana. Tenere distinti questi strati non diminuisce il valore di nessuno. È l’unico modo per capire il contributo di ciascuno.

Domande frequenti
Che cos’è l’Albero della Vita nella Cabala?

È l’Etz Chaim, il diagramma delle 10 sefirot: le emanazioni attraverso cui il pensiero cabalistico descrive il modo in cui un Dio infinito, Ein Sof, entra in relazione con un mondo finito. È una struttura teologica, non un simbolo dal significato nascosto.

Quali sono le 10 sefirot in ordine?

Keter (Corona), Chokhmah (Sapienza), Binah (Comprensione), Chesed (Misericordia), Gevurah (Severità), Tiferet (Bellezza), Netzach (Vittoria), Hod (Splendore), Yesod (Fondamento) e Malkhut (Regno).

Quali sono i 3 pilastri dell’Albero della Vita?

Sono il pilastro con Chokhmah al vertice, che rappresenta espansione e misericordia; il pilastro con Binah al vertice, legato a contenimento e severità; e il pilastro centrale dell’equilibrio, da Keter a Malkhut. Conviene impararli dalla sefirah posta al vertice, perché nei diagrammi destra e sinistra vengono spesso invertite.

Da’at è l’11ª sefirah?

No. Il Sefer Yetzirah afferma esplicitamente che le sefirot sono 10 e non 11. Da’at indica il punto in cui Chokhmah e Binah si integrano in una conoscenza applicabile. È importante nel pensiero chassidico, ma non viene mai inclusa tra le 10 sefirot.

Perché l’Albero della Vita ha 22 sentieri?

Perché il Sefer Yetzirah descrive la creazione attraverso 32 sentieri di sapienza: 10 sefirot più le 22 lettere ebraiche. Le lettere sono divise in 3 madri, 7 doppie e 12 semplici, da cui derivano le successive attribuzioni elementali, planetarie e zodiacali.

I tarocchi sui sentieri fanno parte della Cabala tradizionale?

No. Lévi associò i 22 Arcani Maggiori alle 22 lettere ebraiche negli anni 1850, mentre la Golden Dawn modificò il sistema dopo il 1888. È un sistema coerente della Qabalah ermetica, ma è più recente di circa 6 secoli rispetto alla struttura ebraica su cui è stato sovrapposto.

Impara la struttura, non il disegno
Il mondo Spiritualità di Astra Trainer insegna l’Albero della Vita con lezioni di 5 minuti e un quiz su ogni sfera: termini ebraici, pilastri, sentieri e origine storica di ogni livello.