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Psicologia e mente

Autosabotaggio e dimagrimento: come spezzare il ciclo

Jamie Walsh
Clinical Psychologist
Aggiornato
7 min di lettura

Qualcosa stava funzionando. Riuscivi a seguire la routine, l'impegno sembrava sostenibile, poi — proprio quando i risultati iniziavano a vedersi — tutto ha cominciato lentamente a sfaldarsi. Non per una sola settimana storta, ma attraverso un graduale ritorno alle vecchie abitudini, già avvenuto più volte e più o meno allo stesso punto. Viene spontaneo pensare che sia una questione di forza di volontà. Ma il momento in cui accade suggerisce una spiegazione più specifica.

In generale, l'autosabotaggio serve a proteggere l'immagine che hai di te, talvolta a scapito di un obiettivo che desideri consapevolmente. È la stessa logica di autoprotezione che si manifesta nella procrastinazione e in altri obiettivi evitati. Questa particolare forma — vanificare i progressi proprio quando diventano visibili — è uno degli esempi più comuni. È però importante chiarirlo subito: non è l'unica spiegazione e raramente racconta tutta la storia.

Un paio di scarpe da corsa lasciate accanto alla porta d'ingresso e inutilizzate da diversi giorni, illuminate dalla luce del mattino

Perché vanifichi i progressi proprio quando inizi a dimagrire?

Per alcune persone, un cambiamento visibile crea un conflitto interiore che destabilizza invece di farle semplicemente stare bene. È lo stesso meccanismo psicologico trattato negli altri articoli di questa raccolta, ma applicato a un ambito particolarmente visibile e carico di pressioni sociali.

Questo conflitto non è l'unico fattore in gioco. È importante riconoscere che l'articolo approfondisce solo una parte di un quadro più ampio e non offre una spiegazione completa per ogni tentativo che si blocca.

Il blocco nel dimagrimento è sempre psicologico?

No, ed è importante dirlo chiaramente. Il corpo reagisce a un dimagrimento prolungato con adattamenti fisiologici reali e ben documentati: il metabolismo cambia e mantenere un peso inferiore può diventare davvero più difficile, indipendentemente dalla motivazione o dall'atteggiamento mentale. Gli studi sulla regolazione del peso confermano regolarmente questa risposta adattativa. Perciò, se fai fatica a mantenere i progressi, in parte può dipendere dalla biologia che funziona esattamente come previsto, non da uno schema psicologico che agisce contro di te.

Interpretare ogni fase di stallo o ricaduta come la prova di un autosabotaggio nascosto rischia di aggiungere senso di colpa a una difficoltà che potrebbe essere in gran parte fisiologica. Nella stessa persona possono coesistere un vero ostacolo biologico e uno schema psicologico, e ciascuno può rendere l'altro più difficile da gestire.

Un articolo di carattere generale non può stabilire quale fattore pesi di più nel singolo caso, né è questo il suo scopo. Dal punto di vista pratico, conta soprattutto non dare per scontato che la risposta sia sempre psicologica: questa convinzione può trasformare una reale difficoltà fisiologica in un'ulteriore fonte di colpevolizzazione.

FattoreChe cosa comportaChe cosa spiega
Psicologico (autoverifica/dissonanza)I progressi entrano in conflitto con l'immagine che hai di te e il conflitto viene risolto tornando indietroPerché a volte la ricaduta avviene proprio quando i progressi diventano visibili o vengono notati dagli altri
Fisiologico (adattamento metabolico)La reale risposta adattativa del corpo a un cambiamento prolungatoPerché mantenere i progressi può richiedere uno sforzo continuo e sproporzionato rispetto alle fasi iniziali

Nessuna delle due spiegazioni è più «reale» dell'altra. Per la maggior parte delle persone è utile considerarle entrambe, anziché sceglierne una sola.

Illustrazione dell'azione simultanea del conflitto psicologico con l'immagine di sé e dell'adattamento fisiologico

Che cosa dice la teoria dell'autoverifica?

Se l'immagine che hai di te non comprende ancora l'idea di essere una persona capace di ottenere questi risultati, i progressi visibili possono creare un vero conflitto interiore. E i conflitti, per quanto positivo sia il cambiamento, tendono a essere risolti. A volte ciò significa tornare alle vecchie abitudini proprio quando iniziano ad accumularsi nuove prove che contraddicono la precedente immagine di sé.

Non significa che tu voglia fallire. Il meccanismo è più simile a quello descritto nello schema generale dell'autosabotaggio e, più nello specifico, nell'articolo che spiega perché il successo può innescare proprio questo tipo di ricaduta. È lo stesso meccanismo applicato a un ambito in cui i cambiamenti sono particolarmente visibili agli altri, cosa che può aggiungere una pressione esterna a quella interiore.

Vale la pena soffermarsi sulla visibilità, perché distingue davvero il dimagrimento da molti altri obiettivi. I progressi in un progetto personale restano privati finché non scegli di condividerli. Un cambiamento fisico, invece, tende a essere notato dagli altri anche se non ti senti ancora pronto a ricevere quell'attenzione: complimenti, domande e paragoni. Essere osservato dall'esterno può intensificare il conflitto interiore, anziché limitarsi a rispecchiarlo in modo neutro.

Vanificare i progressi proprio quando diventano visibili non dimostra che tu non voglia cambiare. A volte significa che il cambiamento è arrivato più in fretta di quanto la tua immagine di te riuscisse ad accettare serenamente.

Come si collega agli altri meccanismi di autosabotaggio?

In modo diretto: vale la stessa logica alla base di ogni forma di autosabotaggio, cioè proteggere la coerenza interiore anche a costo di compromettere un risultato che desideri consapevolmente. A rendere particolare questo ambito è la sensazione che sia pubblico e soggetto al confronto con gli altri. Ciò può aumentare sia la dissonanza sia la posta in gioco, molto più di quanto accada con obiettivi più privati.

Quando è meglio chiedere un aiuto specialistico?

Se lo schema comprende cicli di forte restrizione, episodi in cui senti di perdere il controllo sul cibo oppure un disagio legato all'alimentazione o all'immagine corporea che va oltre la normale frustrazione di un tentativo non riuscito, si entra in un ambito diverso e più specialistico rispetto alla psicologia generale dell'autosabotaggio. In questi casi è opportuno coinvolgere un medico o un professionista sanitario con una formazione specifica nei problemi alimentari e dell'immagine corporea, anziché affidarsi a strategie generiche contro l'autosabotaggio.

Non è un giudizio sull'esperienza di chi legge, né una lista da usare per formulare un'autodiagnosi. La psicologia dell'autosabotaggio riguarda una spinta inconsapevole a tornare verso un'immagine di sé familiare. I problemi legati all'alimentazione e all'immagine corporea possono invece presentare un quadro clinico diverso, per il quale le strategie generiche contro l'autosabotaggio non sono state pensate.

Che cosa ricordare

Alternare progressi e ricadute non dimostra necessariamente che ti stai autosabotando, né che ti manca la forza di volontà. Spesso entrano in gioco sia un corpo che reagisce ai cambiamenti come fanno tutti i corpi, sia una mente che cerca di rendere la nuova realtà coerente con una vecchia immagine di sé. Nessuno dei due è un difetto personale e nessuno si risolve semplicemente impegnandosi di più con lo stesso approccio già provato.

Considerare insieme entrambe le spiegazioni — un corpo che si adatta come è naturale che faccia e una mente che cerca di restare coerente con la vecchia storia che racconta su di sé — è in genere un punto di partenza più preciso e molto più gentile rispetto all'idea che una sola delle due spieghi l'intera situazione.

Una persona allaccia le scarpe da corsa sul gradino davanti a casa, con un atteggiamento calmo e concentrato, nella luce del primo mattino
Domande frequenti
Perché vanifico i progressi proprio quando inizio a dimagrire?

Un cambiamento visibile può entrare in conflitto con l'immagine che hai di te e creare una sensazione destabilizzante. È una possibile spiegazione, non l'intera storia: spesso intervengono anche fattori fisiologici.

Se il dimagrimento si blocca, la causa è sempre psicologica?

No. Il corpo risponde a un dimagrimento prolungato con un adattamento metabolico reale e ben documentato, che rende più difficile mantenere i risultati indipendentemente dalla motivazione. Un ostacolo biologico e uno schema psicologico possono essere presenti contemporaneamente.

Come spiega la teoria dell'autoverifica le ricadute nel dimagrimento?

Se la tua immagine interiore non comprende ancora l'idea di essere una persona capace di ottenere questi risultati, i progressi visibili creano un conflitto che tende a essere risolto, talvolta tornando alle vecchie abitudini. Il fatto che anche gli altri notino il cambiamento può intensificare ulteriormente questo conflitto.

Quando è meglio chiedere aiuto a uno specialista?

Se lo schema comprende cicli di forte restrizione, episodi in cui senti di perdere il controllo sul cibo o un disagio legato all'alimentazione e all'immagine corporea che va oltre la normale frustrazione, si tratta di un ambito clinico diverso. È opportuno rivolgersi a un medico o a un professionista specializzato, non limitarsi alle strategie generiche contro l'autosabotaggio.

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